sexta-feira, 25 de janeiro de 2008

Comentário da PRIMEIRA ENTREVISTA do Pe. Adolfo Nicolás (Em Italiano)

Primo incontro con i media del nuovo preposito generale dei Gesuiti, padre Nicolás: fedeli al Papa ieri e oggi
“L’Asia mi ha cambiato” e penso che la sua ricchezza culturale e spirituale, di cui poco si sa in Occidente, possa molto aiutare la Chiesa universale. E’ il messaggio pastorale che il nuovo preposito generale della Compagnia di Gesù, padre Adolfo Nicolás, ha lasciato ai giornalisti, incontrati nella tarda mattinata di oggi per un saluto e un ringraziamento per l’attenzione mostrata ai lavori della 35.ma Congregazione generale, che lo ha eletto la scorsa settimana. Il servizio di Alessandro De Carolis:
Sono uno “sconosciuto”, perfino in Spagna i giornalisti sono costretti a una specie di “caccia al tesoro” per scoprire qualcosa sul mio passato. Non ha lesinato in humour il nuovo preposito generale dei Gesuiti, padre Adolfo Nicolás, nel suo primo incontro con i rappresentanti della stampa. Una ventina di minuti di pensieri e considerazioni per raccontare qualcosa di sé, del suo ministero passato e per ribadire l’assoluta fedeltà del suo Ordine al Papa, oltre che per richiamare l’attenzione sull’Asia, un continente che, ha affermato, ha lasciato un’impronta certamente indelebile sulla sua persona: "La maggior parte della mia vita l’ho passata in Asia. Sono andato in Asia, quando avevo 24 anni. L’Asia è stata una sfida, una vera sfida per molti, molti aspetti. L’Asia mi ha cambiato. In questo contesto ho dovuto studiare la teologia e questo è stato interessantissimo, perché era come ritrovare la propria fede, non soltanto nel contesto del Vaticano II, ma nel contesto dell’Asia, in un contesto dove il buddismo, lo scintoismo e altre religioni hanno avuto un’influenza molto profonda". Padre Nicolás ha presentato a volo d’aquila la realtà dei Gesuiti in Asia, dalle storiche missioni in Giappone o nelle Filippine - nelle quali il neo preposito molto ha vissuto e lavorato - fino alle ultime presenze in Cambogia e Myanmar. Ma in precedenza, e a più riprese, padre Nicolás si è rifatto alle modalità con le quali i media hanno tentato di tracciare un suo profilo per replicare a ciò che, ha detto, non sempre è stato scritto correttamente. A cominciare, da una sua presunta “distanza teologica” da Benedetto XVI - tutt’altro, ha affermato, “ho studiato sui libri del prof. Ratzinger perfino a Tokyo” - per finire con i consueti luoghi comuni sui contrasti fra la Campagnia di Gesù e il Papa. Questa la pacata risposta di padre Nicolás: “Tutto questo non è vero. La Compagnia di Gesù è stata sempre, fin dal principio e continua ad esserlo, in comunione con il Santo Padre. Siamo lieti di esserlo. Questa è una tensione artificiale, creata al di fuori della Compagnia. Se alcune difficoltà vi sono, principalmente è perché siamo così vicini, non fisicamente certo, ma spiritualmente. Ma la Compagnia di Gesù vuol collaborare con la Santa Sede: questo non è cambiato e credo che non cambierà". Il preposito generale non si è voluto sbilanciare sul futuro. Sono in attesa di "ascoltare" e di “obbedire” alle indicazioni che scaturiranno dalla Congregazione generale, ha detto. E ai giornalisti che in questi giorni si sono spinti a ritrarlo come più somigliante al preposito uscente, padre Kolvenbach, o al precedente, padre Arrupe, ha replicato: “Io non sono Arrupe. Amo Arrupe e lo ammiro. E’ stata una persona di grande influenza. L’ho avuto come mio superiore per quattro anni in Giappone, e anche prima di andare in Giappone l’ho avuto a scuola, dove ci ha parlato della bomba atomica, dell’esperienza di Hiroshima. L’ho ammirato, ma io non sono Arrupe e, ovviamente, non sono Kolvenbach, per molte ragioni. Allora, chi sono io? Se chiedessero a me, direi che sono fatto per la realtà nella quale mi trovo. Sono in procinto di diventare quello che Dio vuole. Se poi potrò rispondere a ciò o meno, non lo so: questo resta sempre aperto".
Fonte:http://www.radiovaticana.org

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